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mercoledì 4 novembre 2009

lunedì 2 novembre 2009

Portraits of Past - 01010101 (1995)



- KQED Equals Volvo
- Bang Yer Head
- The Control Freak
- Implications of a Sinkhole Personality
- Snicker Snicker
- Something Less Than Intended

mercoledì 21 ottobre 2009

Indian Summer - Science 1994 (1994)



Le mie cose non le stipo, le cospargo. Mi piace sorprendermi nel trovare la patente tra le lenzuola o nel aprire un cassetto e vederci dentro cose che nemmeno sapevo di possedere, che poi, di solito, sono sempre cazzate trasformate in oggettistica.
Le foto. Le vecchie foto le trovo un po' ovunque, alla rinfusa, tipo molliche di pane. Io le schifo le vecchie foto. Me lo ricordo ogni volta che ne vedo una. Le persone cambiano, io no, ecco tutto. Cambiano capelli, cambiano stili, mode, espressioni e così invecchiano. Beati loro. Io non invecchio. Mai. Sempre uguale, sempre stessa espressione, sempre stessa tipologia di vestiti. Converse d'estate, jeans tutto l'anno. Montgomery d'ordinanza per il freddo, giubbino di pelle per le mezze stagioni. Al massimo, cardigan per le fresche sere d'estate. Consumato uno stock se ne compra un altro. Una specie di Dylan Dog senza la vocazione del mistero e che prova orrore per l'orrore.

L'altro giorno ci pensavo, sfogliando vecchie riviste non mie. Uno speciale sul cosiddetto "Grunge", tristezza a go-go. Che foto orribili. Colori orribili, anfibi a tutto spiano, calzettoni calati a cazzo, bandane, bermuda, mutande di lana. Pensavo: se solo si fosse azzardato uno a camminare così vestito per il quartiere si sarebbe buscato tanti di quei ceffoni fino a rinsanire.
Sì, è un bel quartiere, nulla da dire, ma il problema è sempre lo stesso. Il problema dell'essere alla moda è che poi finisci fuori moda. Il bello e il brutto dell'essere fuori moda è che sarai sempre fuori moda. In pratica è un gioco a somma negativa, dove ti giri becchi qualcosa sul muso... musicalmente parlando.
Insomma, mentre c'era chi si ostinava a cantare dei problemi della dipendenza o chi di un bimbo morto - sì,
il mondo è un vampiro e blablabla - c'era chi si faceva i cazzi suoi e fuori tempo massimo stampava canzoni su 7", in split e compilation iperboliche, per etichette così miserabili che forse non sono mai nemmeno esistite. E sarebbe meglio, forse.

Gli Indian Summer erano giovani e gagliardi. Il mondo l'avrebbero spaccato in due, peccato che proprio non sapevano che farsene del mondo. Durarono poco, quasi due anni, e non riuscirono a realizzare nemmeno un disco. Solo pezzi alla rinfusa che sommati danno nove perle, 35 minuti, parenti stretti di un capolavoro. Science 1994, per la madonna.

La formula è quella di mischiare
il Post-Rock degli Slint con certe melodie fugaziane - Guy Piccioto uber alles -, più la tendenza verso un post-hardcore arioso e svolazzante che a tratti s'incattivisce e volgarizza. Il tutto condito da una personalità incredibilmente forte e da una autoreferenzialità che sfiora il patologico. Lo chiamavano Emocore, un nome scemo, prova che ovunque si opta per le stesse minchiate.

"I Think You're Train is Leaving", soffusa e cadenzata, si attorciglia su sé stessa prima che la distorsione la liberi, dopo la voce si fa sottile, piccola, sovrastata da un muro di chitarre. Un piccolo uomo sotto qualcosa di grosso. L'intreccio chitarristico di "Black/Touch The Wings of an Angel... Doesn't Mean You Can Fly" suona più o meno come dei Fugazi che decidono di coverizzare "Breadcumb Trail" rinunciando a quelli che sono i loro suoni, poi aprono il gas, melodia, Na-Na-Na-Na.
Il riff di
"Aren't You an Angel" - prima canzone del primo, omonimo, 7" - diluisce gli Helmet fino a farli non-esistere, fino a perderli, a farli scomparire nella volgare e caotica "Millimiter", con la voce che sputa l'anima, manco fosse cibo messicano. Per "Woolworm/Angry Son" non basterebbero mille lacrime per descriverla, per raccontare di quella chitarra che si insinua, indaga quello che non andrebbe detto... una sorta di "Washer", quella degli Slint che mi fa sempre quasi piangere. Della stessa bellezza, fatta delle stesse sensazioni. "Sugar Pill" segue lo stessa ricetta: piccola, da sottofondo e poi prepotente, imponente.

E' una musica eterea, per quanto un "sano" ventenne possa fare qualcosa di etereo. Prima si fa leggera, poi pesante e cade, cade rovinosamente. La musica degli Indian Summer, ecco, assomiglia ad un gioioso tuffo da una scogliera che finisce in tragedia, con il superficiale tuffatore spiaccicato su una roccia che non aveva considerato. C'è qualcosa di lugubre e, allo stesso tempo, solare; un morto e la gente che continua a nuotare.

- Aren't You an Angel
- Black/Touch the Wings of an Angels... Doesn't Mean You Can Fly
- I Think Your Train is Leaving
- Millimeter
- Orchard
- Reflections On Milkweed
- Sugar Pill
- Truman
- Woolworm/Angry Son

giovedì 15 ottobre 2009

giovedì 10 settembre 2009

Gang of Four - Peel Sessions '77 - '81 (1990)


Schermo nero. Poi, chitarra spezzettata. Poi, ritmica che ti trasforma gli arti in pistoni; poi, the problem of leisure: what to do for pleasure. Ecco la storia di una ragazza, della regina di Francia che, tra sorelle morte, noia e sesso saffico, perse la testa per la modernità. Questa storia semplice per tanti versi, trasformata nella cronaca della ricerca del piacere, della giovinezza, in questa naturalezza che non esiste più o che non è più qui. Come a dire: fornication make you happy, no escape from society.
E lo dico: mentre i miei arti si trasformavano in pistoni, la mia testa andava dritta, sulle rotaie costruite da
quel punto esclamativo di Jon King, perché i punti esclamativi sono gli unici che mi parlano o che riesco a sentire.
La naturalezza non è qui o almeno non nel passaggio repentino del potere, direbbe Kant. Forse nel dispotismo illuminato, ma solo forse. Forse nell'educazione. Oppure - per dirla alla Burke - pentitevi e ringraziate Dio per la naturalezza che potrete trovare nella prossima vita, quella celeste, perché in questa vita, post-rivoluzionaria, democratica o presunta tale, del libero non dir nulla, di naturalezza non ne troverete.
Insomma,
1979 o 1789 non cambia nulla: i punti esclamativi, quelli che si spremono a vivere, reazionari lo sono sempre stati; perché è scontato: il progresso è sempre una forma di egoismo. E da sempre. Meglio la naturalezza, zero sovrastrutture, tutto dritto e poi BOOM.

E va da se che la musica dei
Gang of Four - reazionari per scelta dall'alto, ma anche per capacità proprie, gruppo che va oltre il semplice significante musicale - va ascoltata isolandola da quello che la naturalezza rifiuta.
Le Peel Session sono sempre state una cosa bella, una via di mezzo tra l'artificiosità curata di un disco e la rudezza alcolica di un concerto. E allora non c'è modo migliore d'ascoltarli che con la grancassa che punge e il basso che sferracchia, nel suo esser tondo, all'inverosimile.

Peel Sessions '77 - '81, stampato nel 1990
, fu registrato in tre sedute, riproposte, sul disco, come naturalezza richiede, in rigoroso ordine cronologico. Le prime due avvennero nel 1979, a disco non ancora uscito, e snocciolano 8/13 di quello che sarà Entertainment!. Il suono è vivo, pulsa.

Apre
"I Found That Essence Rare" e ci ritrova nelle orecchie un gruppo affiatato e affilato, che sembra camminare, con gioia, sulla lama di un rasoio. "5.45" è qualcosa di estraniante, come dei Joy Division che se ne fottono di consegnarsi alla bellezza e si lasciano andare alla cronaca e le chitarre, le chittarre -Andy Gill era una persona vicina a Dio - e poi arriva, arriva il punto in cui King urla. Guerrilla War Struggle is a New Entertainment. Poi, STOP.
Poi
"Natural's Not in It" - la mia preferita; una, tra tutte, delle mie preferite - e quindi silenzio. "Not Great Men" è, più o meno, il punto di partenza e di arrivo di tutta la new-new wave che fino a qualche mese fa imperava e che nessuno, ora, sembra ricordare; come degli A Certain Ratio demoniaci. La sessione ritmica di "Ether" danza su quello che rimane del mondo distrutto dai proclami di Jon King ed è un bel danzare, non c'è che dire.

Nel 1981, a
Solid Gold uscito, tornarono negli studi di John Peel per suonare "Paralysed", con il basso che buca, dritto per dritto, i muri di casa. La chitarra si fa ancora più secca ed aspra - come la personalità di Gill imponeva - ed è semplice percepire da dove giunga il chitarreggiare di Albini... Every man is for himself.
Registrano
"History's Bunk", dove le chitarre di fanno synth, e "To Hell With Poverty" - goduriosa e pensante -, entrambe, poi, presenti nell'Ep del 1982,Another Day/Another Dollar.

Come a dire: uno scorcio di naturalezza poco prima di perderla del tutto.


- I Found That Essence Rare
- Return the Gift
- 5.45
- At Home He's a Tourist
- Natural's Not in It
- Not Great Men
- Ether
- Guns Before Butter
- Paralysed
- History's Bunk
- To Hell with Poverty


lunedì 31 agosto 2009

Braid - Frame & Canvas (1998)



- The New Nathan Detroits
- Killing a Camera
- Never Will Come for Us
- First Day Back
- Collect From Clark Kent
- Milwaukee Sky Rocket
- A Dozen Roses
- Urbana's Too Darl
- Consolation Prize Fighter
- Ariel
- Breathe In
- I Keep a Diary

sabato 29 agosto 2009

The Rip Offs - Got a Record (1996)



- Heat Seeker
- Rip Your Heart out
- Fed Up
- Cops
- My Baby Yeah
- Can't Take It
- Baby Let Go
- Zodiac
- Can't Stop
- Dolemite
- Ugly
- Shadow
- What in It for Me
- She Said Yeah

mercoledì 5 agosto 2009

One Dimensional Man - One Dimensional Man (1997)



- Your Wine
- Guts
- Sneak Away
- Best Friend
- Marianne
- Babe
- The Flying Bird
- Amphetamine Sex and Other Commodities
- Bullies
- He Ain't the Same Man
- Method in Madness
- Girl
- Hidden Track

martedì 4 agosto 2009

Melvins - Joe Preston EP (1992)



- The Eagle Has Landed
- Bricklebrit
- Hands First Flower

lunedì 3 agosto 2009

domenica 2 agosto 2009

Melvins - King Buzzo EP (1992)


E i Melvins sono una di quelle religioni con precetti assiologici che ti chiedono solo di chiudere il forno e godere. C’è un’ampia schiera di dizionari, di critichini, di vocabolari dei sinonimi e dei contrari, di cospiratori, di atei che vi verranno a dire che “si, importanti i Melvins… più importanti che bravi… perché si, cioè, no, si insomma, be’, buone idee ma cattive realizzazioni… tanti dischi mal riusciti”.

A questo punto la vostra fede incrollabile proporrà due soluzioni, una divertente (rompergli il culo) e una doverosa (spiegargli che è uno stupido). “Allora, mio vocabolarietto del Ruock, ai dischi mal riusciti abbiniamo un gradevole “sti cazzi”… prendi il tuo compagno di banco, quello grasso e con la fantasia necessaria per farsi un riporto con quattro capelli, mettilo alla batteria e fate dischi per venticinque anni, alla media di tre pubblicazioni all’anno, non curatevi del pubblico e fate quello che vi pare, inventate una decina di sottogeneri musicali, fate scannare la gente per attribuirvi un genere… bene, fatte tutte queste cose, vocabolarietto, torna qui e vediamo quanti dischi mal riusciti hai fatto. E poi mal riusciti che vor di’? Pure Dio sbaglia, al posto della manciata di fango, confuso, ha tirato una manciata di merda e sono venuti fuori Scaruffi e Borghezio. E che vogliamo fare, ci vogliamo mettere a bestemmiare o gli teniamo il broncio o con godiamo di fronte alla visione del culo della mia vicina di casa per una piccola imprecisione, per un nulla rispetto a tutto il ben di Dio che ha combinato?”

Se dopo tale, assennata, risposta il vocabolarietto di fiducia risponde “si, ma Frank Zappa…” avete tutto il diritto, alla sola parola Zappa - giusto per dirne uno - di sfilarvi la cintura e di prenderlo a cinghiate sui denti che Dio è con voi e vi benedirà.

Il disco in questione… il disco in questione è l’ultimo divertissement uscito per la Boner nel 1992, prima del passaggio su Major perché si sa, dopo l’esplosione dei Nirvana, ad Aberdeen, nonostante i Melvins vivessero da tempo a San Francisco, le rock star crescevano sugli alberi.

Dicevamo, il disco in questione… 14 minuti per quattro canzoni di divertimento musicale. L’allora formazione dei Melvins decise di far uscire un disco a testa come i Kiss e King Buzzo arruola Dave Grohl, sfasciatore di pelli per conto dei Nirvana e degli Scream, accreditandolo come “Dale Nixon”, ovvero con lo stesso pseudonimo che Greg Ginn si scelse per interpretare il ruolo di bassista su “My War”.

La prima, “Isabella”, è ritmica tribale-schiacciasassi con riff Melvins’ Style; la seconda, “Porg”, è un delirio freak in chiave industrial, industrial come potrebbe essere industrial la canzone di uno cresciuto in una città di taglialegna, come se un personaggio di Twin Peaks si cimentasse con l’industrial; “Annum” parte piano, prove generali per “Houdini”, si può addirittura cantarla mentre si cucina e poi c’è quel basso-cassa-charleston che te l’aspettavi, ma ci sta da Dio e allora tutto bene, si gode; la quarta, “Skeeter”, accreditata a Dave Grohl, che ci parla sopra, è un susseguirsi di riff su riff che ti riconcilia con te stesso… ci voleva proprio, ahh.

In Buzz We Trust… Yeah! E non è poco.


- Isabella
- Porg
- Annum
- Skeeter

sabato 1 agosto 2009

Melvins - Your Choice Live Series (1991)



- Heater Moves and Eyes
- At a Crawl
- Anaconda
- Eye Flys
- Kool Leggend
- Tanked
- Let God Be Your Gardener
- Revulsion

sabato 11 luglio 2009

Nation of Ulysser - Plays Pretty for Baby (1992)



- N-Sub Ulysses
- A Comment on Ritual
- The Hickey Underworld
- Perpetual Motion Machine
- N.O.U. Future-Vision Hypothesis
- 50,000 Watts of Goodwill
- Maniac Dragstrip
- Last Train to Cool
- Shakedown
- Mocking, Yeah!
- Depression III
- S.S. Exploder

martedì 30 giugno 2009

Nation of Ulysses - Nation of Ulysses (1991)



- The Sound of Young America
- Channel One Ulysses
- Atom Bomb

mercoledì 24 giugno 2009

Unwound - Fake Train (1993)



- Dragnalus
- Lucky Acid
- Nervous Energy
- Valentine Card / Kantina / Were, Are and Was or Is
- Honourosis
- Pure Pain Sugar
- Gravity Slips
- Star Spangled Hell
- Ratbite
- Feeling$ Real

domenica 21 giugno 2009

Quicksand - Slip (1993)



- Fazer
- Head to Wall
- Dine Alone
- Slip
- Freezing Process
- Lie and Wait
- Unfulfilled
- Can Opener
- Omission
- Baphonet
- Too Official
- Transparent

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lunedì 8 giugno 2009

domenica 7 giugno 2009

Nirvana / Melvins - Here She Comes Now / Venus in Furs (1991)



- Nirvana - Here She Comes Now
- The Melvins & Buzzo - Venus in Furs

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lunedì 1 giugno 2009

Cap'n Jazz - Burritos, Inspiration Point, Fork Balloon Sports, Cards in the Spokes, Automatic Biographies, Kites, Kung Fu, Trophies, Banana Pee (1994)



- Little League
- Oh Messy Life
- Puddle Splashers
- Flashpoint: Catheter
- In The Clear
- Yes, I Am Talking to You
- Basil's Kite
- Bluegrassish
- Planet Shhh
- The Sands Have Turned Purple
- Precious
- Que Suerte!